Lavoratore al seguito: cosa significa e chi può lavorare in Italia

Indice

In breve. “Lavoratore al seguito” non è un tipo di visto né di permesso: la legge italiana parla di familiari al seguito (art. 29, comma 4, del Testo unico) e di collaboratori domestici che proseguono il lavoro presso un datore italiano o UE (art. 27, comma 1, lettera e). Il familiare che entra al seguito chiede un permesso per motivi familiari, che consente di lavorare come dipendente o in proprio. Per il lavoratore del Decreto Flussi che vuole portare la famiglia contano la durata del contratto, il reddito e l’alloggio.

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Dietro questa formula ci sono di solito tre situazioni: un familiare che vuole lavorare, un collaboratore domestico che segue il datore di lavoro, un lavoratore del Decreto Flussi che porta la famiglia. Per ciascuna trovi qui la norma, i passaggi e i limiti.

Aggiornato il 2 novembre 2026. Sono regole generali da fonti ufficiali, non una consulenza personalizzata: verifica il tuo caso con lo Sportello Unico per l’Immigrazione (l’ufficio della Prefettura che tratta i nulla osta) o con un professionista.

Che cosa significa lavoratore al seguito?

Nelle fonti ufficiali consultate non esiste un visto, un permesso o un modulo con questo nome. La legge parla di familiari al seguito, che entrano in Italia insieme a chi ha un visto o una carta di soggiorno idonei, e di collaboratori familiari, cioè lavoratori domestici che proseguono in Italia un rapporto già in corso all’estero. Nel linguaggio comune la formula copre tre situazioni.

Situazione Cosa serve Puoi lavorare?
Sei il familiare di un lavoratore, studente o religioso
Art. 29, comma 4, e art. 30, comma 2
Familiare ammesso, reddito, alloggio, nulla osta e visto per motivi familiari Sì, con il permesso per motivi familiari
Sei un lavoratore domestico che segue il datore di lavoro
Art. 27, comma 1, lettera e)
Lavoro domestico a tempo pieno all’estero da almeno un anno con un datore italiano o UE che si trasferisce in Italia; nulla osta (Modello H) Sì, per proseguire quel rapporto
Sei un lavoratore del Decreto Flussi con famiglia
Art. 22 e art. 29
Visto per lavoro subordinato con contratto di almeno un anno, reddito e alloggio Tu con il permesso per lavoro, i familiari con quello familiare

Per vedere tutti i tipi di permesso di soggiorno, vai alla pagina Tipi di permesso di soggiorno in Italia.

Il familiare al seguito può lavorare in Italia?

Sì. Il permesso per motivi familiari consente di svolgere lavoro subordinato o autonomo, di iscriversi alle liste di collocamento e a corsi di studio o di formazione, fermi i requisiti minimi di età (art. 30, comma 2, del Testo unico, nel testo del Ministero della Giustizia). Non serve convertirlo: una nota congiunta del Ministero del Lavoro e dell’Ispettorato nazionale del lavoro del 7 maggio 2018 conferma che consente di lavorare fino alla scadenza (Ministero del Lavoro). Se lavori in proprio restano gli obblighi fiscali: leggi Partita IVA per stranieri.

Posso iniziare a lavorare con la ricevuta del primo permesso?

La nota del 2018 ammetteva di lavorare con la ricevuta postale della domanda, applicando per analogia l’articolo 5, comma 9-bis, del Testo unico, se la domanda è presentata nei termini. Ma l’articolo 5 è stato modificato nel 2025 e nel 2026 (D.L. 146/2025 e D.Lgs. 83/2026): prima di iniziare leggi Lavorare con la ricevuta del permesso di soggiorno e, nel dubbio, chiedi alla Questura o a un professionista.

Chi può far entrare i familiari al seguito?

L’articolo 29, comma 4, consente l’ingresso al seguito di chi ha una carta di soggiorno oppure un visto per lavoro subordinato con contratto di almeno un anno, per lavoro autonomo non occasionale, per studio o per motivi religiosi. Entrano i familiari con cui sarebbe possibile il ricongiungimento: coniuge o parte di un’unione civile (maggiorenni, non legalmente separati), figli minorenni e, a condizioni precise, figli maggiorenni invalidi a carico e genitori a carico. Servono gli stessi requisiti di alloggio e reddito del ricongiungimento (Integrazione Migranti). In pratica i passaggi sono questi:

  1. Nulla osta dello Sportello Unico, con il Modello T, “Richiesta di nulla osta per familiari al seguito” (elenco dei modelli e istruzioni). Il comma 4 non nomina il nulla osta e le istruzioni sono datate: conferma la procedura con la Prefettura.
  2. Visto per motivi familiari al consolato, con atti di stato civile tradotti e legalizzati. Il visto nazionale costa di regola 116 euro (Consolato di Parigi).
  3. Dopo l’ingresso, richiesta del permesso per motivi familiari con il kit postale, entro 8 giorni lavorativi.

Per documenti, alloggio e reddito leggi Familiari al seguito: nulla osta, visto e permesso di soggiorno. Per la soglia di reddito usa il calcolatore del reddito 2026.

Posso portare la famiglia se lavoro con il Decreto Flussi?

Dipende dal visto e dalla durata del contratto. L’ingresso al seguito richiede un visto per lavoro subordinato legato a un contratto di almeno un anno, e la norma non distingue tra visti ottenuti con il Decreto Flussi o in altro modo. Per la domanda leggi Domanda Decreto Flussi 2027, per il permesso dopo l’arrivo Permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

E se ho un contratto stagionale?

Di regola l’ingresso al seguito non è possibile: il lavoro stagionale dura al massimo nove mesi in ogni periodo di dodici, mentre servono un contratto e un permesso di almeno un anno. Verifica il caso con lo Sportello Unico e leggi Permesso di soggiorno per lavoro stagionale.

Che cosa cambia se la famiglia arriva dopo, con il ricongiungimento?

Se i familiari non entrano insieme a te, si chiede il ricongiungimento quando sei già in Italia. Dal 2024 la legge richiede in generale almeno due anni di soggiorno legale e ininterrotto (legge 187/2024). Il Portale Integrazione Migranti indica eccezioni per i lavoratori in distacco ICT e i titolari di Carta blu UE, ma presenta la regola per il ricongiungimento e non la collega ai familiari al seguito: se il dubbio riguarda te, chiedi conferma allo Sportello Unico. Sempre secondo quella pagina, il nulla osta del ricongiungimento va rilasciato entro 150 giorni e usato entro sei mesi. Per i due casi con eccezione leggi Carta blu UE e Trasferimento intra-societario ICT.

Il collaboratore domestico può seguire il datore di lavoro in Italia?

Sì, ma solo nel caso dell’articolo 27, comma 1, lettera e): collaboratori familiari con un rapporto di lavoro domestico a tempo pieno regolarmente in corso all’estero da almeno un anno con cittadini italiani o di un altro Stato UE residenti all’estero che si trasferiscono in Italia, per proseguire quel rapporto (Ministero dell’Interno). La lettera non cita datori extra UE: per loro questa via non è prevista dal testo. La pratica parte dal datore di lavoro:

  1. il datore chiede allo Sportello Unico il nulla osta con il Modello H, “Richiesta di nulla osta per proseguimento di un rapporto di lavoro domestico in corso all’estero”;
  2. lo Sportello acquisisce i pareri di Questura e ufficio del lavoro e rilascia il nulla osta;
  3. il lavoratore chiede il visto al consolato, che lo rilascia solo se il nulla osta risulta nel sistema;
  4. dopo l’ingresso firma con il datore il contratto di soggiorno e chiede il permesso per lavoro.

La scheda dello Sportello Unico di Milano, aggiornata al 12 maggio 2022, chiede tra l’altro il contratto autenticato dal consolato, la dichiarazione di rientro definitivo del datore, reddito e alloggio. I termini per visto e contratto di soggiorno vanno confermati con Sportello e consolato, perché le fonti ufficiali non li indicano in modo uniforme. È un caso dell’articolo 27, quindi fuori quota e senza click day: il quadro completo è in Lavoro in casi particolari (art. 27).

E se il datore di lavoro non è italiano o UE?

Si usano le vie ordinarie. Esiste un canale fuori quota per assistere grandi anziani (almeno 80 anni), persone con disabilità e bambini fino a 6 anni: 10.000 ingressi l’anno dal 2025 al 2028, con domande presentate da agenzie per il lavoro o associazioni datoriali (Integrazione Migranti). Se l’assistito non rientra in queste categorie, la domanda va presentata nelle quote ordinarie per il lavoro domestico. Il personale di missioni diplomatiche e di organismi internazionali ha regole proprie, diverse dalla lettera e).

E se il familiare o il datore di lavoro è cittadino italiano o UE?

Il quadro cambia. Per i familiari di cittadini italiani, UE o SEE non serve il nulla osta dello Sportello Unico e valgono regole diverse, descritte nelle guide Ricongiungimento familiare con cittadino italiano e Carta di soggiorno per il familiare di un cittadino UE.

Quali errori evitare?

  • Cercare un visto “lavoratore al seguito”: non esiste. Scegli la strada in base al caso.
  • Contare su un contratto stagionale per portare la famiglia: serve un contratto di almeno un anno.
  • Usare la lettera e) con un datore di lavoro extra UE: il testo cita solo cittadini italiani o UE.
  • Calcolare il reddito con valori di anni passati: l’assegno sociale, su cui si basa la soglia, cambia ogni anno.
  • Non rispettare il termine per il permesso del familiare: la domanda con il kit postale va presentata entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso.

Domande frequenti

Esiste un visto per lavoratore al seguito?

No. Nelle fonti ufficiali consultate non c’è un visto o un permesso con questo nome. Esistono il visto per familiari al seguito (art. 29, comma 4) e il nulla osta per i collaboratori domestici di datori italiani o UE (art. 27, lettera e). Quale usare dipende dal tuo caso.

Il familiare al seguito può lavorare subito?

Con il permesso per motivi familiari può svolgere lavoro subordinato o autonomo. Prima del rilascio, una nota ministeriale del 2018 ammetteva di lavorare con la ricevuta della domanda, ma l’articolo 5 del Testo unico è cambiato nel 2025 e nel 2026: controlla le regole attuali prima di iniziare.

Posso portare la famiglia con un contratto stagionale?

Di regola no. L’ingresso al seguito richiede un visto per lavoro subordinato con contratto di almeno un anno, mentre il lavoro stagionale dura al massimo nove mesi. Anche il ricongiungimento richiede un permesso di durata non inferiore a un anno. Verifica il tuo caso con lo Sportello Unico.

Una badante può seguire il datore di lavoro straniero in Italia?

La lettera e) dell’articolo 27 vale solo per datori italiani o di un Paese UE residenti all’estero che si trasferiscono in Italia. Se il datore è extra UE questa via non è prevista dal testo: si guarda al Decreto Flussi per il lavoro domestico o al canale fuori quota per l’assistenza.

Fonti ufficiali

Le fonti sono state consultate il 2 novembre 2026. Le istruzioni del Modello T e la scheda del Modello H sono documenti datati e legati a singole Prefetture: verifica sempre le istruzioni aggiornate dell’ufficio competente.

Come può aiutarti SH Immigration Specialists?

SH Immigration Specialists offre assistenza amministrativa per capire quale strada vale nel tuo caso, controllare reddito, alloggio e documenti e seguire la pratica con lo Sportello Unico e il consolato. Per gli aspetti legali, come ricorsi e consulenza legale, puoi contare sulle avvocate specializzate in immigrazione di SH Immigration Specialists. L’esito dipende dalle autorità competenti. Per una valutazione scrivici dalla pagina contatti.

Questo contenuto offre informazioni generali e non costituisce consulenza legale.

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