In breve. La partita IVA stranieri si apre con la stessa procedura prevista per gli italiani: una dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12 per le persone fisiche) da presentare all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Servono il codice fiscale e, per i cittadini non UE, un permesso di soggiorno che consenta il lavoro autonomo. Chi ha i requisiti può scegliere il regime forfettario, con imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni a certe condizioni).
La partita IVA è il passaggio che permette a freelance, consulenti e piccoli imprenditori non italiani di fatturare in Italia. Dal punto di vista fiscale la procedura è la stessa per tutti. La differenza sta nei documenti e, per i cittadini non UE, nel permesso di soggiorno, che deve consentire il lavoro autonomo. In questa guida trovi i requisiti, i passaggi, gli obblighi dopo l’apertura e gli errori più frequenti.
Aggiornato il 18 ottobre 2026. Le regole fiscali cambiano spesso: prima di scegliere il regime o di iniziare a fatturare, controlla le istruzioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate e fai verificare il tuo caso da un professionista fiscale.
Che cos’è la partita IVA e quando serve?
La partita IVA è il numero di 11 cifre con cui l’Agenzia delle Entrate identifica chi esercita in modo abituale un’attività di impresa, arte o professione. L’articolo 35 del D.P.R. 633/1972 prevede che la dichiarazione di inizio attività sia presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.
Serve, per esempio, a freelance, consulenti, traduttori, grafici, sviluppatori, artigiani e commercianti che vogliono fatturare in Italia. Per prestazioni davvero occasionali valgono regole diverse: se hai dubbi, chiedi a un professionista prima di decidere.
Partita IVA stranieri: chi può aprirla in Italia?
Sì, ma dipende dalla cittadinanza e dal titolo di soggiorno.
- Cittadini UE e SEE: possono aprire la partita IVA come i cittadini italiani. Restano gli obblighi di soggiorno previsti per i cittadini UE, per esempio l’iscrizione all’anagrafe dopo i primi tre mesi.
- Cittadini non UE: la partita IVA è un adempimento fiscale e non sostituisce il permesso di soggiorno. Prima di aprirla verifica che il tuo permesso consenta il lavoro autonomo. Alcuni permessi lo consentono, per esempio quello per lavoro autonomo e quello per motivi familiari; altri richiedono prima una conversione. Trovi il quadro nella guida sui permessi che consentono di lavorare e si convertono in lavoro.
- Nomadi digitali: il visto è pensato per chi lavora da remoto in modo altamente qualificato. Se vuoi capire come funzionano tasse e partita IVA, leggi la guida su tasse e residenza fiscale dei nomadi digitali.
Per chi non vive ancora in Italia la situazione può essere diversa: l’articolo 35-ter del D.P.R. 633/1972 disciplina l’identificazione dei soggetti non residenti, anche tramite rappresentante fiscale. È un caso da valutare con un professionista.
Cosa serve prima di aprire la partita IVA?
Prepara questi elementi prima di compilare il modello:
- Codice fiscale. Lo rilascia gratis l’Agenzia delle Entrate: se non lo hai, leggi la guida al codice fiscale per stranieri.
- Documento valido e, se sei cittadino non UE, permesso di soggiorno che consenta l’attività che vuoi svolgere.
- Un indirizzo da indicare come domicilio fiscale: di norma è in Italia.
- Descrizione dell’attività e codice ATECO, la classificazione ufficiale che identifica il tipo di attività.
- Regime fiscale scelto: forfettario, se ne hai i requisiti, oppure ordinario.
- Un modo per inviare la dichiarazione: online con le tue credenziali digitali, tramite un intermediario abilitato, in ufficio oppure per raccomandata.
Come si apre la partita IVA, passo per passo?
- Scegli l’attività e il codice ATECO. Il codice descrive cosa fai e, nel regime forfettario, determina il coefficiente con cui si calcola il reddito imponibile. Sceglierlo male può cambiare imposte e contributi.
- Scegli il regime fiscale. Confronta regime forfettario e regime ordinario. Nella guida sul regime forfettario per stranieri trovi requisiti e limiti.
- Compila il modello AA9/12. Indichi dati anagrafici, domicilio fiscale, tipo e oggetto dell’attività, luoghi di esercizio e regime scelto.
- Presentalo entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Puoi inviarlo per via telematica, da solo o tramite un intermediario abilitato; consegnarlo a un ufficio dell’Agenzia delle Entrate; oppure spedirlo con raccomandata allegando un documento di identità. In quest’ultimo caso conta la data di spedizione.
- Ricevi il certificato di attribuzione. L’ufficio rilascia o invia il certificato con il numero di partita IVA, che resta lo stesso fino alla cessazione dell’attività.
- Sistema la parte previdenziale. In generale chi lavora in autonomia versa contributi all’INPS o alla cassa della propria professione; per le attività d’impresa può servire anche l’iscrizione al Registro delle imprese. Il professionista ti indica cosa serve nel tuo caso.
- Inizia a fatturare. Le fatture si emettono in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio e serve un canale per ricevere quelle dei fornitori, come il codice destinatario o una PEC.
Quanto costa aprire la partita IVA?
I costi dipendono da ciò che serve nel tuo caso: l’assistenza del professionista che apre la partita IVA e imposta il regime, la contabilità e le dichiarazioni annuali, i contributi previdenziali e, per le attività d’impresa, l’eventuale iscrizione al Registro delle imprese. Chiedi sempre un preventivo scritto che indichi cosa è incluso e cosa no.
Regime forfettario o regime ordinario: quale scegliere?
Il regime forfettario è la flat tax delle partite IVA: imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività se ricorrono le condizioni di legge, ricavi fino a 85.000 euro e fatture senza IVA. Nel regime ordinario il reddito è tassato con l’IRPEF a scaglioni e si applica l’IVA.
La scelta dipende da spese, clienti, tipo di attività e, per i cittadini non UE, dalla residenza fiscale: il forfettario è accessibile in generale ai residenti in Italia. Chiedi una simulazione a un professionista prima di decidere.
Quali obblighi hai dopo l’apertura?
- emettere e conservare le fatture elettroniche;
- versare imposte e contributi alle scadenze previste;
- presentare la dichiarazione dei redditi ogni anno e, nel regime ordinario, anche gli adempimenti IVA;
- comunicare le variazioni (per esempio cambio di indirizzo o di attività) e la cessazione entro 30 giorni, con la stessa regola dell’apertura;
- mantenere valido il permesso di soggiorno, se sei cittadino non UE.
Quali sono gli errori più comuni?
- aprire la partita IVA con un permesso che non consente il lavoro autonomo;
- scegliere un codice ATECO non adatto all’attività reale;
- optare per il forfettario senza controllare residenza, partecipazioni in società e redditi da lavoro dipendente;
- dimenticare il termine di 30 giorni per l’apertura o per la cessazione;
- non avere un canale per ricevere le fatture elettroniche;
- non aggiornare i dati dopo un cambio di residenza o di permesso.
Domande frequenti
Posso aprire la partita IVA con qualsiasi permesso di soggiorno?
No. Se sei cittadino non UE, il permesso deve consentire il lavoro autonomo. Alcuni titoli lo permettono, altri richiedono una conversione. La partita IVA è un adempimento fiscale e non sostituisce il permesso: verifica il tuo titolo prima di aprirla.
Entro quanto devo aprire la partita IVA dopo aver iniziato a lavorare?
L’articolo 35 del D.P.R. 633/1972 prevede la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. La stessa regola vale per le variazioni e per la cessazione. Se hai già iniziato, controlla subito con un professionista come regolarizzare la situazione.
Uno straniero può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta i requisiti. In generale i non residenti sono esclusi, tranne i residenti in uno Stato UE o SEE con adeguato scambio di informazioni che producono in Italia almeno il 75% del reddito. Un cittadino non UE deve quindi essere residente fiscale in Italia per accedere al forfettario.
Un nomade digitale deve aprire la partita IVA in Italia?
Non è automatico: dipende da residenza fiscale, tipo di attività e clienti. Se lavori in autonomia e diventi residente fiscale in Italia, possono servire partita IVA e dichiarazione in Italia. Fai verificare il tuo caso prima del trasferimento.
Posso aprire la partita IVA online?
Sì. La dichiarazione può essere trasmessa per via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati. In alternativa si può consegnare a un ufficio dell’Agenzia delle Entrate oppure inviare per raccomandata con un documento di identità allegato.
Fonti ufficiali
- Articoli 35 e 35-ter D.P.R. 633/1972 – Agenzia delle Entrate
- Partita IVA persone fisiche (AA9/12): che cos’è – Agenzia delle Entrate
- Come aprire una partita IVA – Agenzia delle Entrate
- Regime forfetario: che cos’è – Agenzia delle Entrate
- Il codice fiscale per i cittadini – Agenzia delle Entrate
Il testo dell’articolo 35 è stato consultato il 18 ottobre 2026. Per le altre pagine dell’Agenzia delle Entrate controlla sempre la versione aggiornata: modelli, istruzioni e regimi possono cambiare.
Come può aiutarti SH Immigration Specialists?
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Questo contenuto offre informazioni generali e non costituisce consulenza legale né fiscale.
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