In breve. L’idoneità alloggiativa è l’attestazione, rilasciata dal Comune, che una casa ha i requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa per le persone che ci vivranno. Serve soprattutto per il nulla osta al ricongiungimento familiare (art. 29, comma 3, D.Lgs. 286/1998). Dal dicembre 2024 l’accertamento deve verificare anche il numero degli occupanti e i requisiti del D.M. 5 luglio 1975. Procedure, costi e tempi cambiano da Comune a Comune.
Qui trovi che cos’è l’idoneità alloggiativa, in quali pratiche viene chiesta, quali parametri guardano gli uffici, come si ottiene il certificato e che cosa fare se la casa non basta.
Aggiornato il 5 novembre 2026. Sono regole generali, non una consulenza personalizzata: la parte pratica dipende dal Comune. Le fonti in fondo sono state consultate il 5 novembre 2026: ricontrollale prima di presentare una domanda.
Che cos’è l’idoneità alloggiativa?
È la verifica, fatta dagli uffici comunali, che una casa è adatta a ospitare un certo numero di persone. Il Ministero dell’Interno parla di “certificato di idoneità alloggiativa rilasciato dal Comune per finalità di ricongiungimento familiare”.
La base è l’art. 29, comma 3, lettera a), del D.Lgs. 286/1998: chi chiede il ricongiungimento deve dimostrare la disponibilità di “un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali”. La L. 187/2024, che ha convertito il D.L. 145/2024 (allegato, art. 12-quater), ha aggiunto che l’accertamento avviene “previa verifica del numero degli occupanti dell’alloggio e degli altri requisiti previsti” dal D.M. 5 luglio 1975.
Il certificato riguarda la casa, non te: non prova che puoi usarla (serve un contratto o un altro titolo) e non garantisce l’accoglimento della domanda. Secondo una circolare del Ministero dell’Interno, riportata il 21 maggio 2012 nella newsletter n. 6/2012 del Ministero del Lavoro, è un’attestazione di conformità tecnica degli uffici comunali, non sostituibile da un’autocertificazione.
In quali pratiche serve l’idoneità alloggiativa?
La tabella riassume i casi in cui le fonti ufficiali consultate la nominano.
| Pratica | Che cosa dicono le fonti | Documento sulla casa |
|---|---|---|
| Nulla osta al ricongiungimento familiare art. 29, commi 3 e 7 |
Serve dimostrare la disponibilità dell’alloggio. Domanda online allo Sportello Unico per l’Immigrazione. | Certificato del Comune o ricevuta con codice RIA |
| Permesso per motivi familiari di chi è già in Italia art. 30, comma 1, lett. b e c; Portale, codice 10 |
Per convertire un altro permesso il Portale Immigrazione del Ministero chiede il certificato “rapportato alla composizione del nucleo familiare”. | Certificato di idoneità alloggiativa |
| Permesso UE per soggiornanti di lungo periodo art. 9, comma 1; Portale, codice 09 |
La legge nomina “un alloggio idoneo”. Il Portale elenca il certificato solo per i figli minori inclusi nella richiesta. | Copia del certificato, per i figli minori |
| Contratto di soggiorno per lavoro subordinato art. 5-bis, commi 1 e 2 |
Il contratto deve contenere la garanzia del datore di lavoro su un alloggio nei parametri minimi del D.M. 5 luglio 1975, come ha stabilito l’art. 4 della L. 182/2025 (in vigore dal 18 dicembre 2025). Prima il riferimento era all’edilizia residenziale pubblica. | Garanzia nel contratto; la norma non nomina il certificato. Per alberghi e dormitori di cantiere ci sono regole semplificate (art. 22, comma 2, lettera b) |
Anche il D.P.R. 394/1999 chiede la prova dell’alloggio per il nulla osta (art. 6, comma 1, lettera c) e per il permesso UE dei familiari (art. 16, comma 4, lettera b). Per i rifugiati l’art. 29-bis esclude l’applicazione dell’art. 29, comma 3. Per la coesione familiare con un cittadino italiano o dell’UE il Portale dice che basta documentare la parentela: vedi la guida sul ricongiungimento con cittadino italiano. Vedi anche il permesso per lavoro subordinato e i tipi di permesso di soggiorno.
Quali parametri guardano gli uffici?
La legge non scrive misure: rinvia ai requisiti igienico-sanitari, all’idoneità abitativa e, dal 2024, al D.M. 5 luglio 1975 (Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 luglio 1975). Il decreto stabilisce, tra l’altro:
- altezza minima interna di 2,70 metri (2,40 per corridoi, disimpegni, bagni e ripostigli);
- 14 mq di superficie abitabile per ciascuno dei primi quattro abitanti, 10 mq per ciascuno dei successivi;
- casa di una sola stanza: almeno 28 mq per una persona e 38 mq per due, servizi compresi.
Sono misure di riferimento, non un calcolo da fare da soli: i Comuni applicano propri regolamenti e, in qualche caso, tengono conto del decreto “Salva casa” (D.L. 69/2024), che ha introdotto deroghe di altezza e superficie. Leggi le regole del Comune prima di firmare un affitto.
Perché si parla ancora di ASL e di legge regionale?
Fino al 2007 la lettera a) rinviava ai parametri minimi delle leggi regionali sull’edilizia residenziale pubblica; il D.Lgs. 5/2007 aggiunse l’idoneità igienico-sanitaria accertata dall’ASL; la L. 94/2009 (art. 1, comma 19) la sostituì con il testo attuale, che parla di uffici comunali. Le formule vecchie restano nell’art. 9, comma 1, e nel D.P.R. 394/1999, che per il ricongiungimento cita l’attestazione comunale “ovvero” il certificato dell’ASL.
Come si ottiene il certificato?
Le fonti nazionali non descrivono la procedura: il certificato si chiede all’ufficio del Comune dove si trova la casa, che ha le sue regole. In genere i passaggi sono questi.
- Cerca sul sito del Comune dove si trova la casa la pagina su “idoneità alloggiativa” o “idoneità abitativa”: indica ufficio, moduli e canale.
- Verifica chi può presentare la domanda (di solito chi ha la casa a disposizione) e se serve un tecnico abilitato.
- Prepara i documenti: spesso documento d’identità e permesso di soggiorno, contratto o altro titolo, planimetria, visura catastale, dichiarazione del proprietario, marche da bollo.
- Presenta la domanda e conserva la ricevuta; a volte c’è un sopralluogo. Al ritiro controlla che il certificato sia per il ricongiungimento familiare e riporti indirizzo, data e numero di persone per cui la casa è idonea.
Costi, tempi e validità variano. Come esempi, Firenze (2026) prevede due marche da bollo da 16 euro; Brescia, 10 euro di diritti di segreteria più una marca da 16 euro. Il Ministero non indica una scadenza del certificato; alcuni Comuni la fissano, per esempio a sei mesi o a un anno. Se il certificato non è pronto, l’elenco del Ministero ammette la ricevuta della richiesta con codice RIA; non è detto che il tuo Comune ne rilasci una.
Come si usa il certificato nella domanda di nulla osta?
Come spiega la Prefettura della Spezia, la domanda si invia online e i documenti su alloggio e reddito si allegano in scansione. Lo Sportello Unico per l’Immigrazione verifica i requisiti e rilascia il nulla osta o un diniego (art. 29, comma 7). Per i passaggi successivi vedi le guide sul ricongiungimento familiare, sui modelli SM, T e GN e sul controllo del nulla osta.
Per la casa, l’elenco del Ministero dell’Interno (senza data) indica:
- Casa in affitto: contratto di almeno sei mesi dalla data della domanda, con ricevuta di registrazione; certificato o ricevuta con codice RIA; dichiarazione del proprietario sul modello S2, con il suo documento.
- Comodato o ospitalità: contratto di comodato o dichiarazione di cessione di fabbricato per ospitalità, di durata analoga; certificato o ricevuta RIA; modello S2 e documento del proprietario.
- Casa di proprietà: contratto di compravendita e certificato (o ricevuta RIA).
- Albergo o residence: solo nell’elenco per i familiari al seguito (modello T), la conferma di prenotazione per un mese su carta intestata può sostituire il certificato.
- Un solo figlio sotto i 14 anni: il certificato può essere sostituito dal contratto di affitto e dalla dichiarazione di ospitalità del titolare (modello S1), senza il modello S2. Per la legge, se si tratta di un figlio sotto i 14 anni al seguito di uno dei genitori, basta il consenso del titolare dell’alloggio in cui il minore vivrà.
L’elenco chiede anche lo stato di famiglia degli abitanti dell’alloggio, con la dicitura “uso immigrazione”: è un documento diverso dall’idoneità. Non ha data e non cita le modifiche del 2024: chiedi allo Sportello Unico se servono altri documenti.
Che differenza c’è con ospitalità, residenza e contratto di affitto?
Sono documenti diversi, con uffici e scopi diversi: uno non sostituisce l’altro.
| Documento | Chi se ne occupa e dove | A che cosa serve |
|---|---|---|
| Idoneità alloggiativa art. 29, comma 3, lett. a |
Si chiede al Comune e si allega alla domanda. | Mostra che la casa è adatta al numero di persone. |
| Dichiarazione di ospitalità art. 7, comma 1 |
La fa chi ospita lo straniero o gli cede un immobile, per iscritto, all’autorità locale di pubblica sicurezza, entro 48 ore. | Comunicazione di pubblica sicurezza: non valuta la casa. |
| Residenza anagrafica art. 6, comma 7 |
Anagrafe del Comune, alle stesse condizioni dei cittadini italiani. | Registra dove dimori abitualmente. |
| Contratto di affitto registrato elenco del Ministero |
Si allega alla domanda con la ricevuta di registrazione. | Mostra che hai la casa a disposizione per almeno sei mesi. |
Vedi anche le guide sulla dichiarazione di ospitalità e sulla residenza in Italia.
Che cosa succede se la casa non rispetta i parametri?
Le fonti consultate non prevedono un’alternativa generale al certificato: se il Comune non attesta l’idoneità, manca un requisito della domanda. Puoi:
- chiedere al Comune che cosa non va (superficie, numero di persone, altezza);
- valutare una casa più adatta al numero di persone che dovrebbero viverci;
- per il permesso UE, chiedere alla Questura se accetta l’idoneità igienico-sanitaria dell’ASL citata nell’art. 9, comma 1.
Se lo Sportello Unico nega il nulla osta, l’art. 30, comma 6, prevede l’opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria (art. 20 del D.Lgs. 150/2011; testo consultato: vigente all’11 aprile 2023). Verifica subito i termini con un avvocato; vedi la guida su diniego e ricorso.
Domande frequenti
L’idoneità alloggiativa serve per il ricongiungimento familiare?
Sì. Per il nulla osta si deve dimostrare di avere un alloggio con i requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa, accertati dagli uffici comunali (art. 29, comma 3, lettera a). Il Ministero dell’Interno chiede il certificato del Comune o la ricevuta della richiesta con codice RIA.
Chi rilascia il certificato: il Comune o l’ASL?
Per il ricongiungimento la legge indica gli uffici comunali e il Ministero dell’Interno parla di certificato rilasciato dal Comune. L’ASL compare ancora in altre norme, come l’art. 9 per il permesso UE e il D.P.R. 394/1999. Segui le istruzioni del Comune e dello Sportello Unico.
Quanto dura il certificato e quanto costa?
Le norme nazionali consultate e l’elenco del Ministero non indicano né una scadenza né un costo. Alcuni Comuni fissano una validità, per esempio sei mesi o un anno, e chiedono marche da bollo e altri importi. Tempi e costi cambiano: controlla il sito del Comune.
Posso autocertificare che la casa è idonea?
Secondo una circolare del Ministero dell’Interno del 2012, riportata dal Ministero del Lavoro il 21 maggio 2012, l’attestato di idoneità alloggiativa è un’attestazione tecnica degli uffici comunali e non può essere sostituito da un’autocertificazione. Chiedi allo Sportello Unico se la regola vale ancora nella tua pratica.
Fonti ufficiali
- Gazzetta Ufficiale n. 289 del 10 dicembre 2024: L. 187/2024, allegato, art. 12-quater – Gazzetta Ufficiale
- D.Lgs. 286/1998, testo vigente al 5 febbraio 2025 – Ministero degli Affari Esteri
- D.Lgs. 286/1998, artt. 28–34, testo vigente all’11 aprile 2023 – Ministero della Giustizia
- Legge 94/2009, art. 1, comma 19 – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
- D.P.R. 394/1999, testo vigente al 28 marzo 2024 – Ministero degli Affari Esteri
- Elenchi documentazione per il nulla osta al ricongiungimento familiare – Ministero dell’Interno
- Codice 10: conversione in permesso per motivi familiari – Portale Immigrazione, Ministero dell’Interno
- Permesso UE per soggiornanti di lungo periodo – Portale Immigrazione, Ministero dell’Interno
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