In breve. Se la Questura nega, non rinnova o revoca il permesso di soggiorno, ricevi un decreto motivato che puoi contestare. I rimedi principali sono il ricorso al TAR, entro 60 giorni dalla notifica, e il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, entro 120 giorni. Per i permessi per motivi familiari e per la protezione decide invece il giudice ordinario. Di regola il ricorso non sospende da solo il decreto: i tempi contano.
Qui trovi i motivi di diniego o revoca, la procedura, i ricorsi con le scadenze, i costi e le alternative.
Aggiornato il 4 novembre 2026. Sono regole generali, non una consulenza personalizzata: ogni caso dipende dal tipo di permesso, dal testo del decreto e dalle date. Fonti ufficiali consultate il 4 novembre 2026.
Quando la Questura può rifiutare, non rinnovare o revocare il permesso?
Sono tre situazioni diverse: il rifiuto riguarda un permesso chiesto per la prima volta, il diniego di rinnovo (o di conversione) un permesso che avevi già, la revoca un permesso ancora valido.
La regola generale è nell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. 286/1998 (Testo unico immigrazione): il permesso o il suo rinnovo sono rifiutati, e il permesso già rilasciato è revocato, quando mancano o vengono meno i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno. Per esempio non è più dimostrato il reddito richiesto, cessa il motivo per cui il permesso era stato dato, oppure emergono documenti o dichiarazioni false. La perdita del lavoro, da sola, non è invece un motivo di revoca del permesso per lavoro subordinato.
La legge prevede dei limiti: il rifiuto non scatta se sono sopraggiunti nuovi elementi che permettono il rilascio o se si tratta di irregolarità amministrative sanabili. La Questura deve considerare anche i fatti successivi alla domanda, fino alla conclusione del procedimento: fai arrivare subito i documenti nuovi. Un permesso ottenuto con dichiarazioni false, però, non si “sana”: il Consiglio di Stato (sentenza 7477/2019) ha confermato un diniego di rinnovo nonostante il reddito sufficiente.
Le condanne penali bloccano sempre il permesso?
Non sempre in modo automatico. L’art. 4, comma 3, del Testo unico non ammette in Italia chi è considerato una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato e dà peso a certe condanne, per esempio per reati inerenti gli stupefacenti. Con l’art. 5, comma 5, incide su rilascio e rinnovo.
La Corte costituzionale ha però limitato gli automatismi. Con la sentenza n. 202/2013 ha stabilito che, se lo straniero ha legami familiari in Italia, la Questura non può negare, revocare o non rinnovare il permesso solo per una condanna per quei reati: deve valutare la pericolosità concreta e attuale, la durata del soggiorno e i legami familiari e sociali. Con la sentenza n. 88/2023 ha dichiarato illegittimo il blocco automatico del rinnovo del permesso di lavoro per condanne non definitive per spaccio di lieve entità e per condanne definitive per commercio di prodotti con marchi falsi. Per altri reati serve una verifica legale.
Quali permessi seguono regole diverse?
Alcuni titoli hanno regole proprie. Il quadro dei permessi è nella guida ai tipi di permesso di soggiorno.
| Permesso | Che cosa cambia | Guida |
|---|---|---|
| Permesso UE per soggiornanti di lungo periodo art. 9 D.Lgs. 286/1998 |
Non può essere rilasciato a chi è pericoloso per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato: il Questore valuta anche la durata del soggiorno e l’integrazione. È revocato, tra l’altro, se ottenuto con frode, in caso di espulsione, dopo 12 mesi consecutivi fuori dall’UE o dopo oltre sei anni fuori dall’Italia. | Permesso UE |
| Permessi per motivi familiari art. 30 D.Lgs. 286/1998 |
Il permesso per matrimonio è revocato se manca una convivenza effettiva (salvo figli nati) o se il matrimonio serviva solo a ottenere il soggiorno. Il ricorso va al giudice ordinario. | Ricongiungimento |
| Protezione internazionale e speciale D.Lgs. 25/2008 |
Procedura propria: le controversie vanno alle sezioni specializzate del tribunale ordinario. Il D.L. 100/2026 attua il Patto UE su migrazione e asilo. | Protezione |
| Minori art. 31 D.Lgs. 286/1998 |
Il Tribunale per i minorenni può autorizzare la permanenza di un familiare per gravi motivi legati allo sviluppo del minore; l’autorizzazione cessa se vengono meno o se la condotta del familiare è incompatibile con le esigenze del minore. | Art. 31 |
Come funziona la procedura fino al decreto?
Prima di respingere una domanda di rilascio, rinnovo o conversione, la Questura deve inviarti il preavviso di rigetto previsto dall’art. 10-bis della L. 241/1990. Indica i motivi del possibile rifiuto. Hai 10 giorni dal ricevimento per presentare osservazioni scritte, anche con documenti; se conferma il rifiuto, la Questura deve spiegare nel decreto perché non le ha accolte.
Questi passaggi valgono per una tua domanda. Se la Questura avvia d’ufficio una revoca, le garanzie di partecipazione possono essere diverse: chiedi subito una valutazione legale. Per le eccezioni legate ai visti vedi le novità 2023–2026.
Il decreto del Questore è l’atto che puoi impugnare: leggi i motivi, la data di notifica e gli eventuali rimedi indicati. I termini per ricorrere decorrono dalla notificazione, dalla comunicazione o dalla piena conoscenza: annota subito la data e conserva busta, ricevuta PEC o verbale di consegna.
Rifiuto e revoca non sono un’espulsione, che è un atto separato con un ricorso proprio. Nei casi dell’art. 13, comma 2, del Testo unico (per esempio permesso revocato o annullato, o scaduto da più di 60 giorni senza richiesta di rinnovo) la dispone il Prefetto. Controlla se il decreto parla di allontanamento dall’Italia.
Quali ricorsi si possono presentare e con quali scadenze?
Ecco le strade principali, da confrontare con quanto scritto nel decreto.
| Rimedio | Termine | Chi decide |
|---|---|---|
| Ricorso al TAR art. 29 codice del processo amministrativo |
60 giorni, a pena di decadenza, dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza del decreto | Di regola il TAR della regione in cui ha sede la Questura (art. 13) |
| Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica art. 8 d.P.R. 1199/1971 |
120 giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza | Decreto del Presidente, dopo il parere vincolante del Consiglio di Stato |
| Ricorso al giudice ordinario (permessi familiari) art. 30, comma 6, D.Lgs. 286/1998; art. 20 D.Lgs. 150/2011; artt. 3 e 4 D.L. 13/2017 |
Da verificare con un avvocato appena ricevuto il decreto | Tribunale ordinario, sezione specializzata in materia di immigrazione, nella cui circoscrizione ha sede la Questura |
Il ricorso straordinario è alternativo al TAR: se scegli l’uno non puoi più usare l’altro per lo stesso atto (art. 8, comma 2, d.P.R. 1199/1971). Si propone solo contro atti amministrativi definitivi e per motivi di legittimità. Per il TAR i 60 giorni valgono per notificare il ricorso all’amministrazione e, se c’è, a un controinteressato; il deposito in tribunale segue entro 30 giorni dall’ultima notifica (artt. 41 e 45 del codice del processo amministrativo). I termini sono rigidi: se scadono, il decreto di regola non è più contestabile con quel rimedio.
Il ricorso sospende il decreto? Posso restare e lavorare nel frattempo?
Di regola no. Un provvedimento amministrativo efficace va eseguito subito, salvo diversa previsione (art. 21-quater della L. 241/1990), quindi il ricorso non cancella il decreto. Davanti al TAR puoi chiedere una misura cautelare, per esempio la sospensione: bisogna dimostrare un pregiudizio grave e irreparabile nel tempo necessario per arrivare alla decisione (art. 55 del codice del processo amministrativo). Decide il giudice, caso per caso, e può respingere la richiesta.
La ricevuta di una domanda di rinnovo o di conversione ancora in esame può consentire di lavorare in attesa (art. 5, comma 9-bis, riscritto dal D.L. 146/2025): vedi la guida su lavorare con la ricevuta. Dopo un rifiuto o una revoca la situazione cambia: prima di lavorare o viaggiare, chiedi a un legale quale documento ti spetta.
Serve un avvocato e quanto costa il ricorso?
Davanti al TAR serve un avvocato (art. 22 del codice del processo amministrativo); le eccezioni dell’art. 23 (accesso agli atti, materia elettorale, libera circolazione dei cittadini UE) non riguardano i permessi. Il ricorso straordinario si può firmare senza avvocato; la carta dei servizi del Consiglio di Stato (ottobre 2022) indica un contributo unificato di 650 euro.
Per il TAR, oltre all’onorario del legale, si paga il contributo unificato: le carte dei servizi dei TAR (2023 e 2024) indicano 300 euro per le cause su cittadinanza, residenza, soggiorno e ingresso, e 650 euro per il ricorso ordinario. Gli importi possono cambiare.
Se il reddito è basso puoi chiedere il patrocinio a spese dello Stato: il limite di reddito imponibile annuo è 13.659,64 euro (decreto del 22 aprile 2025; la pagina del Ministero può mostrare ancora il limite precedente), sommando i redditi dei familiari conviventi. Per i redditi esteri i cittadini extra UE di solito devono presentare una certificazione consolare. Possono accedervi gli stranieri regolarmente soggiornanti; la commissione valuta il tuo caso.
Quali alternative esistono al ricorso?
Il ricorso non è l’unica strada. Si può valutare una nuova domanda quando il motivo del rifiuto è stato rimosso, un permesso di tipo diverso se ne ricorrono i requisiti (vedi i permessi che si convertono in lavoro) oppure la richiesta di protezione speciale. L’art. 19 del Testo unico vieta di respingere o espellere una persona verso uno Stato in cui rischia persecuzione, tortura o trattamenti inumani. Nessuna strada garantisce un esito: serve una valutazione caso per caso.
Che cosa è cambiato dal 2023 al 2026?
- D.L. 20/2023 (L. 50/2023): abrogate le frasi dell’art. 19, comma 1.1 sul divieto di respingimento ed espulsione fondato sulla vita privata e familiare.
- D.L. 145/2024 (L. 187/2024): preavviso di rigetto escluso per i visti di ingresso e per i rifiuti o le revoche del permesso causati dalla revoca del visto (vedi visto rifiutato).
- D.L. 146/2025 (L. 179/2025): riscritto l’art. 5, comma 9-bis sul lavoro in attesa del permesso, ora esteso alle conversioni.
- D.L. 100/2026 (L. 145/2026): attua il Patto UE su migrazione e asilo; per l’asilo vedi le nuove regole.
Domande frequenti
Quanto tempo ho per fare ricorso contro il diniego del permesso?
Dipende dal rimedio. Per il TAR sono 60 giorni dalla notificazione, dalla comunicazione o dalla piena conoscenza del decreto; per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica sono 120 giorni. Per i permessi familiari e per la protezione i termini sono diversi.
Il ricorso al TAR sospende il diniego?
No, non automaticamente. Il decreto resta efficace finché non viene sospeso. Con il ricorso si può chiedere al giudice una misura cautelare, che richiede un pregiudizio grave e irreparabile. Il giudice decide caso per caso e la richiesta può essere respinta.
Posso fare ricorso senza avvocato?
Davanti al TAR serve un avvocato, perché le eccezioni dell’art. 23 del codice del processo amministrativo non riguardano i permessi. Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica si può firmare senza legale. Con un reddito basso si può chiedere il patrocinio a spese dello Stato.
Il diniego significa che devo lasciare l’Italia?
Il diniego non è di per sé un’espulsione, che è un atto separato con un ricorso proprio. Resti però senza il titolo di soggiorno richiesto: leggi il decreto e chiedi subito una valutazione legale per capire quali tutele sono possibili nel tuo caso.
Fonti ufficiali
- D.Lgs. 286/1998, Testo unico sull’immigrazione – Normattiva
- Legge 241/1990 sul procedimento amministrativo – Normattiva
- Codice del processo amministrativo – Giustizia amministrativa
- Carta dei servizi del Consiglio di Stato – Giustizia amministrativa
- Carta dei servizi del TAR Sardegna (2024) – Giustizia amministrativa
- Sentenza n. 88/2023 – Corte costituzionale
- Patrocinio a spese dello Stato – Ministero della giustizia
- Decreto 22 aprile 2025, limiti di reddito del patrocinio – Gazzetta Ufficiale
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