In breve. Il visto turistico Italia è un visto Schengen di breve durata (tipo C): permette di viaggiare per turismo in Italia e negli altri Paesi Schengen fino a 90 giorni in ogni periodo di 180. Si chiede al consolato competente, di regola da sei mesi a 15 giorni prima della partenza, e costa 90 euro per gli adulti. Servono assicurazione sanitaria, alloggio, viaggio di ritorno e mezzi di sussistenza. Non garantisce l’ingresso e non è un titolo di lavoro.
Qui trovi chi ha bisogno del visto, dove e quando si chiede, documenti, soldi da dimostrare, costi, tempi e rifiuto, con indicazioni utili anche a chi invita un amico o un parente.
Aggiornato il 19 ottobre 2026. Questa guida sul visto turistico Italia descrive le regole generali, non il tuo caso: i documenti esatti li stabilisce il consolato.
Visto turistico Italia: che cos’è e cosa consente?
È un visto Schengen uniforme di tipo C, previsto dal Codice dei visti dell’UE (Regolamento CE n. 810/2009) e, per l’Italia, dal decreto interministeriale n. 850 dell’11 maggio 2011.
Sul visto trovi la validità (il periodo in cui puoi usarlo), il numero di ingressi (01, 02 o MULT) e la durata del soggiorno, mai più di 90 giorni in ogni periodo di 180. Il conto è mobile: per ogni giorno guardi i 180 giorni precedenti e il totale non deve superare 90 (vedi il calcolatore ufficiale della Commissione europea, in inglese).
Il visto uniforme vale in tutta l’area Schengen; quello a validità territoriale limitata, un’eccezione, solo negli Stati indicati. Nessun visto dà un diritto automatico di ingresso (art. 30). Per gli altri tipi di visto vai a Tipi di visto per l’Italia: elenco completo e guide.
Chi ha bisogno del visto turistico e chi ne è esente?
Dipende dalla cittadinanza. Il Regolamento (UE) 2018/1806 ha due elenchi: l’allegato I per i Paesi i cui cittadini hanno bisogno del visto, l’allegato II per quelli esenti per soggiorni fino a 90 giorni ogni 180. Gli elenchi cambiano, quindi non li copiamo: li trovi nella pagina sulla politica dei visti della Commissione europea (in inglese) o su Vistoperitalia, il portale del Ministero degli Esteri.
Chi è esente non evita i controlli dell’EES e in futuro dovrà avere l’ETIAS (entrambi spiegati sotto). I familiari di cittadini UE o SEE hanno regole proprie: vedi le domande frequenti del Ministero.
Dove e come si presenta la domanda?
Al consolato del Paese Schengen che è la tua destinazione principale (art. 5): l’Italia se è la sola meta, quella dove resti più giorni o il motivo del viaggio; altrimenti il Paese in cui varchi per primo la frontiera esterna. Di regola ti rivolgi alla sede che copre il Paese in cui risiedi legalmente (art. 6). Per il Ministero degli Esteri a presentare la domanda è lo straniero che viaggia, non chi lo invita in Italia.
- Su Vistoperitalia controlli se ti serve il visto e quale sede è competente: le informazioni sono indicative.
- Prenoti l’appuntamento, compili e firmi il modulo e prepari foto, documenti e tassa.
- All’appuntamento, di regola di persona, vengono rilevati foto e dieci impronte digitali (esentati i minori di 12 anni; le impronte registrate da meno di 59 mesi si possono riutilizzare).
Alcune sedi usano un centro visti esterno, che può chiedere un compenso di servizio separato dalla tassa, di regola non superiore alla sua metà (art. 17), cioè 45 euro.
Quando si presenta la domanda e quanto tempo serve per la risposta?
Al massimo sei mesi prima della partenza e, di regola, almeno 15 giorni di calendario prima; nei casi urgenti motivati il consolato può accettarla più tardi. L’appuntamento va dato di regola entro due settimane (art. 9). Una domanda fuori termine può essere dichiarata irricevibile (art. 19).
Il consolato decide di regola entro 15 giorni di calendario da una domanda ricevibile, fino a 45 se servono controlli ulteriori (art. 23). Per i cittadini di Paesi che non collaborano ai rimpatri l’UE può applicare tempi e costi più severi (art. 25a).
Quali documenti servono per il visto turistico?
Ogni sede pubblica il proprio elenco e può chiedere altri documenti o un colloquio. In generale sono previsti:
- il modulo firmato e una foto recente conforme agli standard ICAO;
- il passaporto, valido almeno tre mesi oltre l’uscita prevista dall’area Schengen, rilasciato negli ultimi 10 anni, con due pagine libere;
- l’assicurazione sanitaria di viaggio da almeno 30.000 euro, valida in tutta l’area Schengen per l’intero soggiorno, con cure urgenti, ricovero d’urgenza e rimpatrio per motivi sanitari o decesso (vedi Assicurazione sanitaria per stranieri);
- l’alloggio: prenotazione alberghiera o dichiarazione di ospitalità, la dichiarazione scritta di chi ti ospita, cittadino italiano o straniero regolarmente residente in Italia;
- il viaggio: biglietto di andata e ritorno o prenotazione, oppure mezzi propri;
- i mezzi di sussistenza per il soggiorno e il ritorno (vedi sotto);
- documenti sullo scopo del viaggio e sulla tua situazione socio-economica: il consolato valuta se tornerai nel tuo Paese.
Quanti soldi bisogna dimostrare di avere?
Servono mezzi non inferiori agli importi fissati dal Ministero dell’Interno con la direttiva del 1° marzo 2000 (art. 4, comma 3, del Testo unico sull’immigrazione). Minimi in euro:
| Durata del viaggio | Voce | Un partecipante | Due o più partecipanti |
|---|---|---|---|
| Da 1 a 5 giorni | Quota fissa complessiva | 269,60 | 212,81 |
| Da 6 a 10 giorni | Quota giornaliera a persona | 44,93 | 26,33 |
| Da 11 a 20 giorni | Quota fissa | 51,64 | 25,82 |
| Da 11 a 20 giorni | Quota giornaliera a persona | 36,67 | 22,21 |
| Oltre 20 giorni | Quota fissa | 206,58 | 118,79 |
| Oltre 20 giorni | Quota giornaliera a persona | 27,89 | 17,04 |
Nella tabella online del Ministero degli Esteri l’ultima cella è vuota: 17,04 è l’importo del testo della direttiva, che prevede una rivalutazione annuale. Le fonti consultate non spiegano come combinare quota fissa e giornaliera: per la cifra valida nel tuo caso chiedi al consolato. Valgono come prova valuta, garanzie bancarie o assicurative, servizi prepagati o documenti su fonti di reddito in Italia; per il ritorno basta il biglietto.
A cosa servono fideiussione bancaria, invito e dichiarazione di ospitalità?
La fideiussione bancaria è una garanzia rilasciata da una banca. La direttiva la elenca tra le prove ammesse dei mezzi di sussistenza e il Ministero precisa che non garantisce in alcun modo il rilascio del visto (vedi Fideiussione bancaria per visto turistico).
L’invito di un amico o parente (vedi Lettera di invito) non è, in sé, un requisito: il decreto prevede la dichiarazione di ospitalità, che prova solo l’alloggio e non sostituisce mezzi di sussistenza e assicurazione. Per i parenti entro il secondo grado di un cittadino italiano o di un cittadino UE residente in Italia, se hanno i requisiti, il decreto (allegato A, punto 19) prevede il visto senza la valutazione del rischio di immigrazione illegale di cui all’art. 4.
Se ospiti uno straniero in casa, devi anche comunicarlo alla pubblica sicurezza entro 48 ore (art. 7 del Testo unico): vedi la guida alla dichiarazione di ospitalità. Per sposarti in Italia non c’è un visto per matrimonio: il Ministero indica il visto turistico con il certificato di avvenute pubblicazioni.
Quanto costa il visto turistico?
La tassa è di 90 euro per gli adulti e 45 euro per i bambini da 6 a meno di 12 anni; sotto i 6 anni non si paga. Importi in vigore dall’11 giugno 2024 (Regolamento delegato UE 2024/1415). Sono previste esenzioni, per esempio per scolari, studenti e ricercatori in certi viaggi di studio o di ricerca, e riduzioni per i cittadini di alcuni Paesi con accordi di facilitazione: chiedi alla sede.
Perché il visto può essere rifiutato e come si contesta il rifiuto?
Il Codice dei visti (art. 32) impone il rifiuto, tra l’altro, se chi chiede il visto:
- presenta un documento di viaggio falso;
- non giustifica lo scopo del soggiorno, non prova mezzi di sussistenza sufficienti o non ha un’assicurazione sanitaria adeguata;
- ha già usato 90 giorni nei 180 con un visto uniforme o a validità limitata;
- è segnalato nel Sistema d’informazione Schengen (SIS) per il rifiuto d’ingresso o è ritenuto una minaccia per ordine pubblico, sicurezza, salute pubblica o relazioni internazionali;
- suscita dubbi ragionevoli su documenti, dichiarazioni o intenzione di lasciare l’area Schengen alla scadenza.
Per il Ministero degli Esteri il rifiuto deve essere motivato e redatto in una lingua che capisci o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo; per motivi di sicurezza o ordine pubblico il Testo unico (art. 4, comma 2) consente di non motivarlo, salvo che per i visti di lavoro, famiglia, cure mediche e studio. Non esiste un diritto al visto: puoi presentare una nuova domanda o fare ricorso.
Il ricorso si presenta tramite un avvocato al Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio entro 60 giorni dalla notifica e va notificato all’Avvocatura dello Stato; per i visti di ricongiungimento familiare o familiare al seguito è competente il tribunale ordinario, senza limiti di tempo. Rivolgiti subito a un avvocato (vedi Avvocato immigrazione per stranieri).
Si può prolungare il soggiorno o restare oltre la scadenza?
La proroga è un’eccezione: il Codice dei visti (art. 33) la prevede per forza maggiore, motivi umanitari o gravi motivi personali e decide la Questura, la sede locale della Polizia di Stato (vedi Proroga del visto turistico). Per il Ministero degli Esteri il visto scade l’ultimo giorno di validità: entro quella data devi lasciare lo spazio Schengen, altrimenti il soggiorno è irregolare.
Fino a tre mesi non serve il permesso di soggiorno, ma va dichiarata la presenza: alla frontiera se arrivi da fuori Schengen, al questore entro otto giorni se arrivi da un altro Paese Schengen (vedi Dichiarazione di presenza e primo ingresso). Chi non la dichiara in tempo, salvo forza maggiore, o la dichiara ma resta oltre i tre mesi o oltre il termine più breve scritto sul visto, può essere espulso (legge n. 68/2007, art. 1).
Con il visto turistico si può lavorare?
Il visto turistico serve per viaggiare per turismo: non è un titolo di lavoro. Secondo la scheda informativa dell’Ambasciata d’Italia a Tunisi, il visto per turismo non permette di lavorare né di studiare. Il decreto n. 850/2011 tratta il lavoro autonomo e subordinato come motivi di visto diversi dal turismo. Il Ministero degli Esteri spiega che chi vuole lavorare in Italia deve di regola avere prima il nulla osta al lavoro (l’autorizzazione preventiva) dello Sportello Unico per l’Immigrazione, chiesto dal datore di lavoro, e poi il visto. Vedi quali permessi consentono di lavorare.
Cosa cambia con EES ed ETIAS ad ottobre 2026?
Secondo la Commissione europea, l’EES (Entry/Exit System, il sistema che registra ingressi e uscite) è partito il 12 ottobre 2025 ed è pienamente operativo in tutti i Paesi Schengen dal 10 aprile 2026. Alle frontiere esterne registra i cittadini extra UE in soggiorno breve, compresi i titolari di visto, con dati del passaporto, immagine del volto e impronte digitali. Sostituisce il timbro sul passaporto e aiuta a individuare chi supera i giorni consentiti.
L’ETIAS, l’autorizzazione di viaggio online, riguarda solo chi viaggia senza visto. Ad ottobre 2026 non è in funzione e la pagina ufficiale consultata non indica una data: l’UE la comunicherà alcuni mesi prima. Controlla le frontiere intelligenti della Commissione europea (in inglese).
Domande frequenti
Quanto costa il visto turistico per l’Italia?
La tassa europea è di 90 euro per gli adulti e di 45 euro per i bambini da 6 a meno di 12 anni; sotto i 6 anni non si paga. Alcune categorie sono esenti. Un eventuale centro visti esterno aggiunge un compenso di servizio.
Serve la lettera di invito per il visto turistico?
Non in sé. Per l’alloggio il decreto prevede la prenotazione alberghiera o la dichiarazione di ospitalità di chi ti ospita, che prova solo l’alloggio: servono comunque mezzi di sussistenza e assicurazione. La domanda la presenta lo straniero, non chi lo ospita.
Con il visto turistico posso lavorare o restare oltre i 90 giorni?
No. Il visto turistico non è un titolo di lavoro e consente al massimo 90 giorni in ogni periodo di 180, o meno se il visto indica meno. Oltre, il soggiorno è irregolare e può portare all’espulsione; la proroga è un’eccezione.
Cosa posso fare se il visto viene rifiutato?
Secondo il Ministero degli Esteri puoi presentare una nuova domanda o, tramite un avvocato, fare ricorso al TAR del Lazio entro 60 giorni dalla notifica (visti familiari: tribunale ordinario). Conserva la prova della data di notifica.
Fonti ufficiali
- Codice dei visti, Reg. (CE) 810/2009, testo consolidato (EUR-Lex, in inglese)
- Politica dei visti e Reg. (UE) 2018/1806 (Commissione europea, in inglese)
- Frontiere intelligenti: EES ed ETIAS (Commissione europea, in inglese)
- Decreto interministeriale n. 850/2011 (Ministero degli Affari Esteri)
- Direttiva del 1° marzo 2000 sui mezzi di sussistenza (Ministero dell’Interno)
- Domande frequenti sui visti (Ministero degli Affari Esteri)
- Diniego del visto (Ministero degli Affari Esteri)
- Vistoperitalia, portale del visto per l’Italia (Ministero degli Affari Esteri)
Le fonti sono state consultate il 19 ottobre 2026. Importi, tempi e procedure cambiano e possono variare da sede a sede: verifica sempre le istruzioni aggiornate dell’ufficio competente.
Come può aiutarti SH Immigration Specialists?
Sul piano amministrativo possiamo aiutarti a controllare i requisiti, preparare i documenti e seguire la domanda di visto (vedi Visto di ingresso). Per gli aspetti legali, come ricorsi e consulenza legale, puoi contare sulle avvocate specializzate in immigrazione dello studio legale di SH Immigration Specialists. L’esito dipende dalle autorità competenti. Per una valutazione scrivici dalla pagina contatti.
Questo contenuto offre informazioni generali e non costituisce consulenza legale.
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