Tirocinio extra UE in Italia: come funziona per chi vive all’estero

Indice

In breve. Il tirocinio extra UE è un periodo di formazione e orientamento in Italia per un cittadino non europeo che vive all’estero. Non è un rapporto di lavoro e non richiede il nulla osta al lavoro, ma un visto per studio o formazione. Servono un soggetto promotore, un’azienda ospitante e un progetto formativo approvato dalla Regione; dura da 3 a 12 mesi, proroghe comprese.

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Qui trovi chi può partecipare, chi fa che cosa, i passaggi, durata, indennità, contingente di ingressi, permesso e passaggio al lavoro. La legge italiana parla di “tirocinio” (in inglese traineeship); sui siti in inglese lo trovi spesso come internship.

Aggiornato il 30 ottobre 2026. Sono regole generali, non una consulenza sul tuo caso: ogni Regione e ogni consolato applica le norme con modalità proprie.

Che cos’è un tirocinio extra UE e che cosa non è?

Per il Ministero del Lavoro il tirocinio è un periodo di formazione e orientamento al lavoro, non un rapporto di lavoro. Il tirocinante non è un dipendente: riceve un’indennità di partecipazione fissata dalle Regioni e l’ospitante gli fornisce vitto e alloggio.

Qui “tirocinio extra UE” indica il tirocinio formativo e di orientamento di un cittadino non UE che vive all’estero e viene in Italia per completare un percorso di formazione iniziato nel suo Paese. Non serve il nulla osta al lavoro dello Sportello Unico per l’Immigrazione, ma un visto per studio o formazione.

Chi può fare un tirocinio extra UE e chi no?

  • Può farlo chi è cittadino di un Paese non UE e risiede all’estero.
  • Il tirocinio serve a completare un percorso di formazione iniziato nel Paese d’origine; in Piemonte, per esempio, possono partecipare anche disoccupati e inoccupati.
  • Nelle discipline regionali che abbiamo letto (Piemonte e Lazio) sono esclusi i cittadini UE e gli stranieri extra UE già regolarmente soggiornanti in Italia, che seguono le regole generali sui tirocini.

Quali norme regolano il tirocinio extra UE?

La base è l’art. 27, comma 1, lettera f) del Testo unico sull’immigrazione (D.Lgs. 286/1998) e l’art. 40, comma 9, lettera a) del suo regolamento (D.P.R. 394/1999). Le regole operative sono nelle Linee guida approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 5 agosto 2014, che ogni Regione recepisce con una delibera propria. Il permesso di soggiorno si fonda sull’art. 39-bis del Testo unico.

Nel 2026 le Regioni applicano ancora queste regole: ne sono esempi la determina del Piemonte del 15 maggio 2026 e il decreto della Calabria del 3 giugno 2026. La novità nazionale sui tirocini extracurricolari, il tetto di 12 mesi per gruppo di imprese dell’art. 4-bis del D.L. 62/2026 (convertito dalla L. 112/2026), non cita gli stranieri residenti all’estero.

Chi fa che cosa nel tirocinio extra UE?

Chi Che cosa fa
Tirocinante Chiede il visto al consolato, entra in Italia, chiede il permesso di soggiorno e segue il progetto.
Soggetto promotore Ente autorizzato (per esempio centro di formazione accreditato, servizio per l’impiego, università, scuola o ITS, cooperativa sociale). Firma la convenzione con l’ospitante, scrive con lui il progetto formativo, nomina un tutor, presenta la domanda alla Regione e la relazione finale.
Soggetto ospitante Azienda o ente dove si svolge il tirocinio. Nomina un tutor aziendale, dà vitto e alloggio, paga le spese di rientro e l’indennità secondo le regole regionali, fa la comunicazione obbligatoria e tiene il registro presenze.
Regione o Provincia autonoma Esamina il progetto e vi appone il suo “visto”; fissa regole locali e indennità.
Consolato Rilascia il visto d’ingresso.
Poste e Questura Ricevono la richiesta di permesso di soggiorno: kit postale, poi appuntamento in Questura.

Lo stesso soggetto non può essere promotore e ospitante dello stesso tirocinio. Ogni tutor può seguire al massimo tre tirocinanti alla volta. SH Immigration Specialists non cerca tirocini, non vende offerte e non agisce come soggetto promotore.

Come funziona il percorso, passo per passo?

  1. Promotore e ospitante. Il promotore stipula la convenzione con l’ospitante e redige con lui il Progetto formativo individuale (PFI).
  2. Visto della Regione. Il promotore presenta la domanda alla Regione o Provincia autonoma, che decide entro 60 giorni; la richiesta di integrazioni sospende il termine. Il “visto” sul PFI approva il progetto, non è il visto d’ingresso, e vale 6 mesi.
  3. Visto d’ingresso. Lo chiedi al consolato italiano del Paese dove vivi, con passaporto, copia della convenzione, PFI approvato dalla Regione e prova dei mezzi di sussistenza. Il termine di legge per decidere è di 90 giorni, e può servire più tempo se il consolato fa verifiche. Dettagli nella guida al visto per tirocinio.
  4. Permesso di soggiorno. Va chiesto entro otto giorni lavorativi dall’ingresso in Italia.
  5. Avvio. Il tirocinio deve iniziare entro 15 giorni dalla richiesta del permesso.
  6. Durante il tirocinio. L’ospitante fa la comunicazione obbligatoria e tiene un registro presenze firmato; il promotore informa la Regione di visto, arrivo e avvio.
  7. Alla fine. Promotore e ospitante presentano la relazione finale entro 60 giorni dalla conclusione e il tirocinante riceve un’attestazione dell’attività svolta.

Le aziende trovano gli obblighi nella guida a ospitare un tirocinante extra UE.

Quanto dura un tirocinio extra UE?

Di regola da 3 a 12 mesi, proroghe comprese. Meno di tre mesi è possibile solo per motivi comprovati, valutati caso per caso dalla Regione. Lo stesso tirocinante non può fare più di un tirocinio presso lo stesso ospitante, salvo proroghe o rinnovi entro i 12 mesi; la proroga richiede una motivazione e un PFI aggiornato.

Che cosa spetta al tirocinante: indennità, vitto, alloggio e viaggio?

  • Indennità di partecipazione: la fissano le norme regionali e va scritta in euro nella convenzione. Esempio del Lazio (pagina regionale aggiornata all’11 aprile 2022): minimo di 400 euro lordi al mese, con partecipazione di almeno il 70% nel mese. Altre Regioni hanno regole proprie.
  • Vitto e alloggio: sono a carico dell’ospitante e non rientrano nell’indennità.
  • Viaggio di rientro: il Ministero del Lavoro indica che l’ospitante ha l’obbligo, verso lo Stato, di pagare le spese di viaggio per il rientro nel Paese di provenienza. Il vademecum e alcune Regioni parlano di rientro forzato; il Piemonte ammette un accordo diverso con il promotore, da scrivere in convenzione.

Esiste un limite di ingressi per i tirocini?

Sì: i visti per tirocinio rientrano in un contingente triennale fissato con decreto, fuori dalle quote annuali del Decreto Flussi. L’ultimo decreto che abbiamo trovato è quello del 28 giugno 2023 (Gazzetta Ufficiale n. 183 del 7 agosto 2023), per il triennio 2023-2025: 7.500 ingressi per i tirocini e 7.500 per i corsi di formazione professionale.

A ottobre 2026 non abbiamo trovato sulle pagine ufficiali un decreto per il triennio 2026-2028: prima di partire chiedi a Regione e promotore se e come i visti sono disponibili. I tirocini curricolari, previsti dal piano di studi, non sono soggetti al contingente.

Che cosa non può essere un tirocinio?

  • Un’attività che non richiede un periodo formativo.
  • Mansioni elementari, generiche e ripetitive.
  • Lavoro domestico o di cura in ambito familiare.
  • La sostituzione di lavoratori dipendenti.

Se l’azienda ha bisogno di un lavoratore, la strada è l’ingresso per lavoro, non il tirocinio.

Quale permesso di soggiorno si ottiene e si può lavorare?

Si ottiene un permesso per motivi di studio o tirocinio (art. 39-bis del Testo unico). La richiesta si fa con il kit postale, con passaporto, convenzione vistata dal consolato e polizza sanitaria o contro gli infortuni valida in Italia per tutta la durata del permesso. Per un permesso di durata superiore a tre mesi e fino a un anno il Portale Immigrazione indica 116,46 euro in totale (tabelle del 22 luglio 2024): verifica gli importi prima di pagare.

Il permesso per studio o formazione consente anche un lavoro subordinato fino a 20 ore a settimana, con tetto di 1.040 ore l’anno (art. 14, comma 4, D.P.R. 394/1999). Il tirocinio in sé non è lavoro e, secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro, i limiti del lavoro subordinato non si applicano ai tirocini di chi ha un permesso per studio. Per le regole generali vedi il permesso di soggiorno per studio e la richiesta del permesso di soggiorno.

Dopo il tirocinio si può restare a lavorare?

Il permesso può essere convertito in permesso per lavoro subordinato o autonomo, ma solo dopo la conclusione del tirocinio e finché è ancora valido (art. 14, comma 6, D.P.R. 394/1999). La domanda si presenta online allo Sportello Unico per l’Immigrazione con SPID e servono i requisiti del lavoro scelto, per esempio un’offerta di lavoro.

Sulle quote le fonti ufficiali non coincidono. L’art. 6, comma 1 del Testo unico, dopo il D.L. 20/2023, prevede la conversione dei permessi per studio e formazione al di fuori delle quote. Integrazione Migranti (7 luglio 2023) e il Ministero del Lavoro (notizia dell’8 agosto 2023) citano espressamente anche il permesso per tirocinio e parlano di conversione “senza limiti numerici”. La pagina del Ministero sui tirocini, il vademecum del 2022 e lo stesso art. 14, comma 6 del D.P.R. 394/1999 parlano ancora di quote. Prevale la legge, ma le pagine ufficiali possono differire: verifica il tuo caso.

Approfondisci nelle guide alla conversione da studio a lavoro e ai permessi che si convertono in lavoro. Per i datori di lavoro: assunzione di lavoratori stranieri.

E se sono già in Italia?

Con un permesso che abilita al lavoro puoi fare tirocini alle stesse condizioni degli italiani, secondo le regole regionali. Con un permesso per studio o formazione professionale puoi fare i tirocini curricolari e anche quelli extracurricolari finalizzati all’inserimento lavorativo, compatibilmente con il percorso di studio, come indica una nota dell’Ispettorato nazionale del lavoro pubblicata dal Ministero.

Quali alternative esistono al tirocinio?

  • Un corso universitario o di istruzione superiore: visto per studio.
  • Un corso di formazione professionale riconosciuto, anch’esso nel contingente (fino a 24 mesi).
  • Un tirocinio curricolare, se sei già iscritto a un corso e il tirocinio è nel piano di studi.
  • Un lavoro vero e proprio, con nulla osta: vedi la domanda di Decreto Flussi oppure, dopo un programma di formazione approvato nel Paese d’origine, assumere lavoratori formati all’estero.

Panoramica dei titoli: tipi di permesso di soggiorno.

Perché le regole cambiano da Regione a Regione e da consolato a consolato?

Le Regioni decidono modelli, tempi dei nuclei di valutazione, indennità e rapporto tra ospitanti e tirocinanti. I consolati elencano documenti diversi: per esempio l’Ambasciata a Bogotá e il Consolato a Parigi chiedono la certificazione B2 della lingua del tirocinio, mentre nelle pagine di Dhaka e Boston non l’abbiamo trovata. Confronta sempre quello che chiedono promotore, Regione e consolato.

Domande frequenti

Posso fare un tirocinio in Italia se vivo fuori dall’Unione europea?

Di regola sì, se un soggetto promotore autorizzato e un’azienda ospitante attivano un progetto formativo approvato dalla Regione e ottieni il visto per studio o formazione. Il tirocinio completa un percorso iniziato nel tuo Paese ed è soggetto a un contingente di ingressi stabilito con decreto.

Il tirocinio extra UE è un lavoro?

No. Per il Ministero del Lavoro è un periodo di formazione e orientamento, non un rapporto di lavoro. Il tirocinante riceve un’indennità fissata dalle Regioni, più vitto e alloggio dall’ospitante. Chi deve svolgere un lavoro vero e proprio segue le procedure di ingresso per lavoro.

Dopo il tirocinio posso restare in Italia?

Non è automatico. Il permesso per tirocinio può essere convertito in permesso per lavoro dopo la conclusione del tirocinio, se è ancora valido e ci sono i requisiti del lavoro scelto. La domanda va presentata allo Sportello Unico e l’esito dipende dalle autorità competenti.

Quanto spetta al tirocinante ogni mese?

L’indennità è fissata dalle Regioni e indicata nella convenzione. Nel Lazio, per esempio, il minimo è di 400 euro lordi al mese con almeno il 70% di partecipazione; vitto e alloggio sono a carico dell’ospitante e non rientrano nell’indennità. Altre Regioni possono avere importi diversi.

Fonti ufficiali

Le fonti sono state consultate il 30 ottobre 2026. Le pagine ufficiali possono essere più vecchie della legge e le Regioni cambiano le proprie regole: verifica le istruzioni aggiornate dell’ufficio competente.

Come può aiutarti SH Immigration Specialists?

Quando un soggetto promotore e un ospitante esistono già, possiamo aiutarti a controllare requisiti e documenti, a preparare il visto e la richiesta di permesso di soggiorno e a seguire la conversione in lavoro. Per gli aspetti legali, come ricorsi e consulenza legale, puoi contare sulle avvocate specializzate in immigrazione dello studio legale di SH Immigration Specialists. L’esito dipende dalle autorità competenti. Per una valutazione scrivici dalla pagina contatti.

Questo contenuto offre informazioni generali e non costituisce consulenza legale.

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